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Nè vecchia nè nuova scuola. Intervista ad Ape

Ci ricordiamo tutti di Ape. Nei primi anni 2000 era uno dei nomi di punta della Vibra Records, sicuramente l’avete sentito tutti in “Giorni Matti” con Bassi MaestroZampa, e dischi come “Venticinque” sono considerati dei piccoli capolavori da molti appassionati. Poi seguì un lungo periodo di silenzio che terminò l’anno scorso con l’uscita di “Gemelli”, disco in collaborazione con Asher Kuno. Questo ha fatto tornare voglia al nostro Ape di cimentarsi in un nuovo prodotto solista e perciò nel 2018 esce “The Leftovers”. Siamo andati a parlare con lui di questo nuovo progetto.

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Sei da poco fuori con “The Leftovers”. Quanto è cambiato Ape in questi anni e cosa ti aspetti da questo album?

Ho imparato a vivere le cose con il giusto distacco, in modo da non perdere mai la lucidità, sia quando va bene sia quando girano storte. Le esperienze, le battaglie, le vittorie ti lasciano sempre qualcosa che ti porti dentro e ti migliorano, ma bisogna saperne fare tesoro; diciamo che ci provo ma è tuttora “lavori in corso”. Le aspettative sul disco sono più qualitative che quantitative, so esattamente qual è lo stato attuale del Rap in Italia e so esattamente che non avrò mai un ruolo da protagonista, del resto non era così nemmeno ai tempi di Vibra. Al momento i feedback sono tutti positivi, le vendite procedono in modo lento ma costante e sto chiudendo alcune date di presentazione. Non male considerando quanto è cambiato lo scenario rap in Italia, mi auguro solo che il passaparola di chi sta apprezzando il disco ne possa velocizzare la circolazione.

 

Parliamo del titolo dell’album “The Leftovers “ letteralmente “ gli avanzi” o in senso figurato “qualcosa che si è lasciato indietro”.  Come mai questo titolo? Cosa ha lasciato Ape dietro di sé? Il riferimento alla serie tv omonima è voluto o del tutto casuale?

L’idea nasce esattamente dalla serie televisiva, una serie molto contorta ma per questo affascinante che a  me ha lasciato l’idea della “pesantezza” di cui si fa carico chi rimane ad affrontare le conseguenze delle cose che cambiano; da lì ho tirato fuori le prime idee. Il concetto di “chi rimane” l’ho poi sviluppato in maniera diversa nei pezzi, spaziando dal mondo del rap (Debutto), alle relazioni sentimentali (Vocazione,Noi due), alle paranoie di chi non sa se restare o scappare (Demoni,Prigioniero) e via dicendo. L’idea degli avanzi – che è l’altro significato di leftovers – l’abbiamo invece sviluppata nella grafica che ha fatto Francesco Pioda.

 

In “The Leftovers” nomini spesso la Brianza. Quanto sei legato alle tue origini e cosa rappresenta per te la tua zona?

Penso che non potrei vivere in nessun altro posto, almeno in Italia; il rapporto però è controverso,diciamo amore/odio. Ci sono cresciuto, confrontandomi con tutte le contraddizioni che la caratterizzano, le falsità gli atteggiamenti di facciata e il trip dei soldi. Si tratta comunque del mio habitat ed ho imparato a viverla controcorrente.

Proseguendo l’ascolto, notiamo tracce ben differenti fra loro soprattutto nel sound, nello specifico salta subito all’occhio come la traccia “debutto” con DJ Fastcut abbia delle sonorità decisamente più classiche  rispetto ad “Alieno” prodotta da Kanesh dove il sound è decisamente più moderno. Nei comunicati stampa ci presentate il roster di producer come vario “con diversi stili che hanno permesso ad Ape di sperimentare e adottare nuove metriche e flow”. Come mai hai scelto di affidarti a diversi producer con sonorità differenti fra loro?

I miei gusti sono molto vari e nel disco ho cercato di spaziare, esplorando a modo mio tutte le sonorità che mi stanno piacendo o che mi sono sempre piaciute. La tracklist è un percorso che parte dai suoni golden age di Fastcut e si chiude con le produzioni più contemporanee di Kanesh, Bassi ed Eiemgei. Penso che la prima soddisfazione che deve dare un disco a chi lo fa sia esattamente il gusto di sperimentare e fare sempre cose diffferenti. Io volevo mettermi alla prova su suoni diversi per rendere più stimolante la creazione del progetto, visto che  faccio musica per il piacere di farlo e non per campare.

 

Citiamo ora il pezzo “Debutto” : “Né vecchia scuola né nuova scuola sono fuori corso”, in questa citazione notiamo una frase che mai come oggi è d’attualità, cosa ne pensi di coloro che distinguono il rap Italiano (e i loro ascolti ndr) in vecchia e nuova scuola ignorando completamente una delle due scene?  Come mai ti reputi fuori corso?

Sono allergico  a prescindere alle prese di posizioni radicali  alla“o bianco o nero”; tutte stronzate, esiste solo fatto bene o fatto male, dopodichè sono gusti.  Questa guerra “ideologica” tra classic e trap non la condivido. Come attitudine mi sento chiaramente più vicino al filone classic perchè io con quello ci sono cresciuto, ascolto però con attenzione e senza preclusioni tutte le nuove correnti e i nuovi artisti, partendo sempre dal ragionamento sulla qualità di cui ti parlavo prima. Per quanto riguarda il fuori corso è un dato di fatto, sono troppo classic per i nuovi trend e mi sto evolvendo fin troppo per il filone classic! Quando sento che un pezzo come “Borghesia Suburbana” viene ritenuto trap sorrido, perchè per farlo mi sono ispirato a “Nastradamus” di Nas – un disco del 1999 dove Nasir (uno dei miei punti di riferimento da sempre) aveva già anticipato i tempi gettando le basi per i suoni di adesso. Quindi fuori corso che significa senza scadenze, senza vincoli e su una lunghezza d’onda diversa pur giocando nelllo stesso campionato…

Parlando sempre di “Debutto” vi è  un’altra barra che merita una citazione:  “E’ più importante quanto sei visualizzato, se modifichi lo stato, quante storie hai postato”. Secondo te l’utilizzo dei social network è veramente uno degli aspetti più importanti del rapper dei giorni nostri?

É un linguaggio che non va trascurato perchè ha il suo peso, tanto quanto ai tempi lo avevano le riviste di settore; quando però diventa il fine e smette di essere uno strumento, allora bisognerebbe farsi una domanda. Io ho imparato ad utilizzare i social come uno strumento di promozione e di comunicazione, mi piace il fatto che ti diano la possibilità di interagire direttamente con chi ti ascolta, è bello perchè i feed ti arrivano diretti e c’è più possibilità di confrontarsi. Detto questo se non facessi musica e non avessi l’esigenza di promuoverla potrei tranquillamente farne a meno.

 

Com’è nata la scelta di non coinvolgere alcun rapper nella stesura di “The Leftovers”? Come mai non vi sono feat?

È un disco molto personale, ho raccontato tanto di me e delle persone/situazioni che avevo intorno, quindi in nessuno pezzo ho ritenuto necessaria una collaborazione. Tieni conto che vengo da “Gemelli” in cui tutti i pezzi sono scritti a 4 mani con Kuno, quindi ci stava anche invertire la rotta e tornare ad un lavoro più “individualista”.

 

L’intera scena nazionale ti considera fra gli eterni “sottovalutati” credi di essere stato sottovalutato in passato? Secondo te con album come “25” avresti meritato più considerazione in passato o sei comunque felice del percorso fatto?

Penso che avrei potuto avere maggiore visibilità nel periodo in cui quei progetti uscivano, ma in primis sono stato proprio io a non comprendere in pieno il tipo di passi che avrei dovuto fare per ottenerla. Detto questo mi fa molto piacere vedere che adesso quei lavori sono ancora apprezzati ed ascoltati e diciamo considerati ancora “attuali”; ma comunque si tratta del passato ed il presente è “The Leftovers”…

 

Torniamo indietro nel tempo, parliamo di Gemelli, com’è nato il progetto Gemelli e com’è nata la collaborazione con Asher Kuno?

Kuno è un amico, mi ha chiamato per fare un feat in un pezzo del mixtape HWWS 3 e da lì c’ho preso gusto e mi sono rimesso a scrivere, se ho ricominciato devo tanto a lui che mi ha saputo coinvolgere nel modo giusto. Ci conosciamo e a livello personale, siamo sula stessa lunghezza d’onda: molta sostanza, poca apparenza e tanto parlare chiaro. Sviluppare il featuring in un disco è quindi venuto abbastanza naturale.

 

Terminiamo qui, l’intervista chiedendoti se hai già progetti futuri o paralleli a The Leftovers da portare avanti negli anni.

Fino a maggio sono ancora concentrato su “The Leftovers” e ci saranno altri contenuti che usciranno (nuovi video e dei remix); in parallelo sto chiudendo le date di presentazione dell’album, anche in questo caso faccio da solo come per la produzione del disco. Se volete chiamarmi a suonare nella vostra città contattatemi con una email a matteovergani2015@gmail.com. In parallelo sto terminando altre collaborazioni con Dj Fastcut, Slim ed altri rapper, per quanto riguarda me comincerò verso luglio a recuperare un po’ di produzioni su cui cominciare a scrivere roba nuova. Grazie a tutto lo staff di HipHopMN per il supporto!

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a cura di Mauro Baldini

 




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