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Beba e The Essence. L’intervista

La scena rap italiana, si sa, non ha mai avuto forti figure femminili di riferimento, qualcuna che ottenesse la stessa esposizione di un collega uomo. Negli ultimi anni però questo trend sta cambiando: stiamo assistendo all’ascesa di diverse “female mc’s” e sicuramente quella che sta facendo più rumore è la torinese Beba, affiancata dalla producer napoletana The Essence, che recentemente col loro singolo “3nd” hanno creato una vera e propria hit che sta spopolando sui social. Le abbiamo quindi incontrate per parlare di questo progetto tutto “al femminile” su cui stanno lavorando.

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Foto di Roberto Graziano Moro

Per rompere il ghiaccio, iniziamo con la classica domanda: quando ti sei appassionata a questa musica e quand’è che Roberta è diventata Beba?

B: La domanda “Come Roberta è diventata Beba?” è molto interessante: da quando sono bambina mi chiamo e mi chiamano tutti Beba. Quasi nessuno sa che mi chiamo Roberta tra l’altro (ride, ndr)

E: Io ero convinta si chiamasse Beatrice, l’ho pensato per due mesi finché non le ho chiesto “Scusa ma come ti chiami davvero?” (risate generali, ndr)

B: Ecco, così quando dovevo scegliermi un nome d’arte ho pensato semplicemente “Io sono Beba”. Per quanto riguarda la musica, io nasco come ascoltatrice, ho sempre ascoltato questo genere; scrivevo racconti, poesie finché un giorno ho voluto provare a vedere se quello che ascoltavo fossi in grado di farlo pur io. Così ho cominciato a mettere in musica delle cose e ho visto che lo sapevo e lo potevo fare e ho deciso di mettermi d’impegno per farlo meglio di tutti. Il mio percorso artistico inizia più o meno due anni fa quando ho fatto uscire il singolo Grizzly, che è andato abbastanza bene considerando che non ero ancora nessuno a livello di numeri. Ho avuto parecchi feedback positivi ed è stata pure la canzone che mi ha fatto conoscere lei (The Essence, ndr).

 

Tu sei di Torino, però ora ti sei trasferita e vivi a Milano. Pensi sia così necessario trasferirsi a Milano per fare rap? Ti sentivi penalizzata a Torino nonostante sia praticamente dietro l’angolo?

B: Io penso che Torino sia un’importante culla artistica per il rap italiano, fino a un certo punto però. Poi è anche importante stare a Milano che è anche il fulcro di questo genere, essere proprio presenti e non solo venirci all’occorrenza. Poi nel particolare io ho deciso di trasferirmi per lavorare con The Essence che è qui in pianta stabile. Abbiamo lavorato per molto tempo a distanza, ma così la fase creativa si viene un po’ a perdere. Io amo tantissimo Torino ma come stimoli artistici qui è un’altra cosa.

E: Poi comunque qui a Milano ci sono molti eventi importanti e lei ogni volta doveva venire da Torino con la valigia, senza magari sapere dove stare. Nell’ultimo periodo veniva a Milano 3 giorni a settimana, quindi è molto meglio sia qui fissa, anche per lavorare assieme. Nei singoli precedenti io facevo il beat, poi lei doveva venire qui, dovevamo trovare uno studio e fare tutto in pochi giorni. Questo è stressante dal punto di vista artistico, perchè magari ti devi chiudere quei tre giorni in studio, ma poi in realtà non sono tre ma uno e mezzo e devi fare la hit, quindi veramente stressante!

 

Ormai siamo in un periodo che per sfondare non basta più saper rappare e basta, ma bisogna avere un proprio sound e affidarsi al giusto producer. Vedi casi eclatanti come Sfera Ebbasta & Charlie Charles, Tedua con Chris Nolan o la Dark Polo Gang con Sick Luke. Quindi possiamo dire che voi avete costituito il duo fisso Beba & The Essence? Come è nata la collaborazione?

B: Tra me e lei è nata, come succede spesso nel 2018, tramite social. Più di un anno fa lei scrisse uno stato su Facebook dove chiedeva pezzi rap di ragazze, che aveva già il pallino di fare un progetto “rosa”, tutto al femminile, una cosa nuova in Italia. Molte persone le linkarono “Grizzly”. Così abbiamo iniziato a sentirci. Io in realtà l’avevo già vista a un evento a Milano, ma lei non si ricordava. Se la tirava ancora un po (ride). Sto scherzando! Insomma, ci siamo scambiate due parole, ci siamo viste a Milano, abbiamo deciso il da farsi e iniziato a lavorare a sto progetto.

E: Sotto quello stato mi avranno linkato una quarantina di rapper, ma quel qualcosa in più l’ho visto solo in Beba. Ho pensato che c’era già del potenziale su cui lavorare, mentre altre erano ancora acerbe o anche per gusto personale non mi piacevano. Da quando poi abbiamo iniziato a lavorare assieme, si è visto quanto siamo affiatate, ci capiamo molto, quasi come Sfera e Charlie al femminile.

 

Proprio per il fatto che lavorate molto assieme, com’è per Beba lavorare con The Essence e per The Essence lavorare con Beba? Come nascono i pezzi in studio?

B: Io e lei ci siamo trovate anche molto come persone, abbiamo un modo di approcciarci alla vita molto simile. Quindi è tutto molto naturale, magari a me viene un principio di un’idea e lei la completa o anche viceversa.

E: Ad esempio con l’ultimo singolo “3nd” noi volevamo proprio cambiare direzione rispetto a “Vaniglia”, che è più “gangsta rap”, cioè non proprio gangsta chiaramente però è stato un punto di rottura quel pezzo, che è andato benissimo! Oltre le nostre aspettative. Però ci siamo rese conto che stavamo facendo qualcosa di molto “maschile”, come ci hanno detto anche i feedback. E lì abbiamo capito che volevamo cambiare totalmente direzione se volevamo creare qualcosa che mettesse il rap femminile sulla “mappa”. Abbiamo creato qualcosa che forse nessuna rapper donna ha mai fatto. Le ragazzine ci scrivono, Beba ha l’80% dei follower che sono donne…

B: 57 ora.

E: Ah ok non sono aggiornata sui suoi insight (ride). Insomma vogliamo strutturare il lavoro con un immaginario tutto al femminile. Siamo donne! Perchè lei (Beba, ndr) deve scrivere cose che possono scrivere anche gli uomini? Sui beat io, essendo anche DJ, ho un’impronta molto da club e perciò “3nd” è un pezzo molto da club. Anche “Vaniglia” ma “3nd” ha un ritornello che possono cantare tutti, lo canta pure mia madre! Ci sono chiaramente dei momenti in cui lei ha un’idea che a me non piace e viceversa le mando un beat e a lei non piace.

B: C’è da dire che c’è anche una fiducia molto grande. Se lei mi dice “Questa roba secondo me non va” io non sto a sindacare. O comunque è raro che mi impunti. Al massimo se sono proprio convinta di una mia idea le faccio capire perchè secondo me è valida. Secondo me è fondamentale lavorare con una persona di cui ti fidi.

Proseguendo a parlare di “3nd”: siamo abituati a vedere tanti rapper uomini fare pezzi autocelebrativi contenenti i soliti cliché sull’altro sesso. Possiamo dire che “3nd” è la risposta a questi stereotipi?

B: Esatto! L’idea di “3nd” è stata quella di raccontare i cliché delle donne che vanno a ballare, non di Beba che va a ballare, di una qualsiasi ragazzina che così potesse rivedersi in questa cosa. L’idea era che le ragazze sentissero le mie rime e pensassero “E’ proprio così” mentre i ragazzi “Che stronza!”.

E: Può anche essere un po’ autobiografico. Per esempio quando nel pezzo lei dice “Lui ha scritto a lei a lei a lei a lei e poi a me”, è una roba che è successa a tutte e magari è venuta pure a me l’idea che le ho detto “Cazzo Beba potresti scrivere un cliché del genere!”. Sempre per ribadire quanto la nostra produzione sia a 360° e quanto lavoriamo assieme.

 

Avete per caso qualche influenza musicale? Cosa ascoltate di solito?

B: io cerco di ascoltare pochissimo rap italiano. Per carità siamo aggiornate su ciò che esce, ma non ascolto molto sia banalmente per non farmi influenzare, ma anche perchè non c’è un punto di riferimento femminile. L’errore più grande delle rapper donne è quello di essere grandi ascoltatrici di rap italiano e ispirarsi quindi a un rapper maschio quando scrivono. Quindi non c’è nessun influenza italiana. Io ascolto molte rapper francesi e americane: mi piacciono molto Cardi B e Shay un’ artista francese che però ora non sta facendo più uscire roba.

E: Essendo DJ, ho imparato a capire se quando produci qualcosa poi puoi anche suonarla. Per dire saranno un po’ d’anni che nei club suonano pezzi italiani. Se metti pezzi stranieri, anche Drake, la gente non si gasa mentre se metti un pezzo italiano la gente canta e impazzisce perchè la gente vuole cantare. Una cosa vincente secondo me è trovare una base che sia da club, come può essere la base di “3nd” o la roba afro che ultimamente sta andando un botto e che difatti io sto producendo molte cose del genere. Per ciò le mie influenze sono perlopiù ciò che gira in Francia, MHD e simili. Trap e roba americana sto ascoltando veramente poco perchè, non è che sta passando, però a me piace vedere la gente che balla nel club e la trap la vedo come troppo maschile ormai e quindi ci sta fare cose più melodiche e movimentate.

 

Essendo in una scena prevalentemente maschile, sentite una specie di gap tra la scena femminile e il resto? Vi sentite penalizzate?

B: Questa è una domanda interessante, un’arma a doppio taglio. Da un lato siamo sottovalutate, anche dal punto di vista degli ascoltatori. Ne parlavamo giusto ieri che mi chiedevano perchè le ragazze che mi ascoltano sono piccole, non hanno la mia età. Per carità ce ne sono ma la maggior parte sono ragazzine. Io ho risposto che la ragazza mia coetanea magari si vergogna di dire che mi ascolta, perchè la società impone che sia poco “figo” ascoltare una rapper donna piuttosto che un maschio. Sicuramente siamo delle mosche bianche.

E: Il gap c’è ed è abissale. Ma perchè finora non c’è stata nessuna che non abbia scimmiottato i maschi e abbia imposto una propria personalità a livello artistico. Lei secondo me sta andando molto bene perchè abbiamo cambiato direzione rispetto a questo imitare i maschi. “Vaniglia” per quanto sia andato bene è qualcosa che non ci rispecchia più. L’arma a doppio taglio sta nel fatto che se riusciamo a fare un singolo più potente di “3nd” otteniamo una spinta doppia rispetto a quella che riceverebbe un maschio. Alla fine cosa dice di originale un rapper maschio al giorno d’oggi? Sinceramente non lo so. Se lei riesce a essere originale nei topic può ottenere veramente un sacco di hype.

E in generale la scena rap italiana come la vedete? Cosa cambiereste potendo?

B: Una cosa che mi fa storcere il naso è il fatto che il trash sia vincente ormai, per quanto poi io mi pompi pezzi super trash che mi gasano. Però ormai anziché essere l’eccezione fare pezzi “ignoranti” che però spaccano, sta diventando la regola. E così facendo vengono penalizzati quelli che mettono del contenuto che fanno un lavoro più complicato che meriterebbe. Per il resto però mi piace un sacco l’evoluzione che ha preso la scena che si è aggiornata agli standard stranieri ed era anche ora.

E: Come scena ora come ora non abbiamo nulla da invidiare tipo alla Francia. Se prima si diceva che l’hip hop era morto, oggi non è assolutamente così’. C’è una possibilità di fare cose che prima non c’era. Il rap è praticamente un genere pop.

B: Siamo le nuove rockstar!

E: E’ diventato un genere così importante che non mi sentirei di cambiare nulla. Mi fa molto piacere suonare pezzi italiani alle serate, anzi tendo a suonarne il più possibile. Anche suonare la stessa Beba! Cinque anni fa mai avresti potuto suonare un pezzo italiano nel club, ti avrebbero guardato male. Oggi gli italiani fanno gli stessi numeri che fanno francesi e tedeschi. Quanto a sta cosa del trash……

B: Qui abbiamo un’opinione completamente diversa su sto argomento! (ride, ndr)

E: A me il trash piace! Lei è una che scrive e quindi magari non lo apprezza come lo apprezzo io dal lato delle sonorità.

 

Di recente avete suonato a Napoli, abbiamo visto. Sul versante live potete dirci qualcosa? Avete date in programma?

E: Questo a Napoli è stato il nostro primo live assieme. E’ andato bene, perchè Napoli è una scena molto difficile e portare una ragazza del nord lì è complicato. Eravamo parecchio agitate. Solitamente il tuo primo live lo fai nella tua città e non hai nemmeno lì la certezza di avere un buon riscontro.

B: Sì poi paradossalmente il riscontro migliore l’hai sempre fuori casa, finché non fai quel botto enorme per cui ti riconoscono anche nella tua città di origine. Comunque è andata bene, la gente sapeva i pezzi, ci saran state mille persone.

E: Si, poi per carità non erano tutte per il live, ma per la serata che c’era. Però una volta terminato il live quando lei ha salutato, si è alzato un boato. Perchè noi strutturiamo il live con un sacco di freestyle, in modo da far vedere che lei sa rappare, e facendo in modo che lei non debba cantare sulla canzone: la maggior parte dei pezzi lei li rappa dal vivo senza pezzi ed effetti sotto. Questo è molto importante per me, ogni artista deve puntare sui live e cercare di fare uno show fatto bene.

B: Per quanto riguarda altre date, suoniamo a Giugno a Ferrara, in un festival che si chiama Caribu. Ma sicuramente ci saranno altre date nel mezzo, solo che per ora abbiamo pochi singoli fuori.

 

E per concludere voi appunto siete fuori con tre pezzi (Fenty, Vaniglia, 3nd). Avete in programma di far uscire altri singoli? Magari siete già a lavoro per un album?

B: No per ora non siamo a lavoro su un progetto del genere. Puntiamo molto sui singoli e stiamo già lavorando sui prossimi.

E: Puntiamo molto anche sui freestyle su Instagram. Abbiamo visto che vanno molto bene. Non abbiamo date di uscita da annunciare, “3nd” è uscito da un mese, abbiamo già un pezzo pronto ma probabilmente sarà un freestyle non un singolo. Quindi continueremo su questa falsa riga “singolo+freestyle” e via così.

Contatti

Instagram (Beba)

Instagram (The Essence)

a cura di Francesco GobbatoChristian Scarpa




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