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Mistaman presenta “Realtà Aumentata” – Intervista

Mistaman presenta “Realtà Aumentata” – Intervista

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Nella serata di ieri noi di Hiphopmn abbiamo avuto l’opportunità di fare qualche chiacchiera col rapper trevigiano Mistaman, in occasione del release party, al Santeria Social Club di Milano, del suo nuovo disco “Realtà Aumentata”, in uscita oggi. Vi riportiamo qui ciò che ne è uscito.

– Ciao Mistaman, ti diamo il benvenuto su Hiphopmn. Vediamo qui la tracklist del nuovo album e notiamo che, contrariamente ai tuoi precedenti lavori, non è presente nemmeno un featuring. Come mai questa scelta?

Perchè i featuring mi rovinano i pezzi (ride, ndr). No scherzo, non è vero; è che si tratta di un disco molto personale e nel momento in cui l’ho concepito ho seguito molto il flusso dei miei pensieri e nel seguire ciò non ho sentito il bisogno di coinvolgere altre persone proprio perchè era una cosa molto mia e personale. In realtà ho scambiato diverse idee e ho lavorato tanto coi produttori più che coi rapper, anche perchè, per come è frenetica la vita al giorno d’oggi, avrei fatto veramente fatica a trovarmi in studio il tempo necessario con gli altri rapper in modo da concepire il pezzo veramente spalla a spalla, cosa che invece è stata possibile coi vari produttori, specialmente Big Joe che ha curato gran parte delle produzioni.

– Infatti si vede e si sente che la maggior parte del sound del disco è curato da Big Joe. Ma notiamo anche due nomi nuovi rispetto ai producer con cui lavori di solito, ovvero il producer siciliano Gheesa e il beatmaker canadese Marco Polo, che in Italia prima d’ora avevamo sentito collaborare solo con Bassi Maestro. Come sono nate queste due collabo?

Gheesa si è trasferito a Milano e ormai fa parte della ballotta. L’ho conosciuto per le sue produzioni sul disco di Kiave e mi avevano interessato, ma comunque lo seguivo già da tempo per i suoi lavori con Barile+Gheesa e mi ha sempre intrigato. Nei miei dischi c’è sempre una componente molto funk, o che definirei “gommosa” o “rimbalzosa”, che ritrovo nei suoi lavori. Mi ha fatto sentire parecchi suoi beats e infine ne abbiamo scelti alcuni che sono quelli su cui poi abbiamo lavorato. Lui poi è molto bravo nella fase di arrangiamento. Per esempio sul finale di “Noi” si sente tutto quell’arrangiamento di archi che denota una certa capacità compositiva. Con Marco Polo è nato tutto da una vacanza a New York e ci siamo trovati a sentire beats. Già questa è stata un’esperienza incredibile perchè ho sentito un sacco di cartelle incredibili e in più nel mentre guardavi alla finestra e vedevi Brooklyn e perciò era un’atmosfera molto suggestiva. Avrei voluto rappare su ogni suo beat! Alla fine ho scelto questo beat molto funky (nel frattempo risuona nella sala il beat di “Mista McFly”) perfetto per farci molte punchline senza secondi fini, violenza verbale insomma. Infine ha benedetto il tutto Shocca coi suoi scratch. Sono felicissimo e onorato di aver lavorato con lui che reputo uno dei produttori moderni che riesce a portare avanti comunque il tipo di sound di cui ci siamo innamorati.

– Parliamo del sound globale del disco. Siamo in un periodo in cui tirano per la maggiore le sonorità “trap” e molti ascoltatori, in particolare i più giovani, si stanno abituando a queste sonorità e forse, quelle più “classiche” stanno scemando. Questo disco invece ho notato che pur non seguendo il filone dominante, riesce comunque a suonare molto fresco. La domanda è: è voluta la scelta di non seguire la moda e cercare di portare avanti un sound del genere?

Mi fa piacere che tu me lo chieda e l’abbia notato e spero sia così per gli altri ascoltatori. Da parte mia non penso sia utile a nessuno mettere un paletto che definisca “questo è trap, questo è rap, questo è boom bap ecc”. Alla fine un beat può avere diverse influenze, trap o boom bap che siano, ma alla fine è l’attitudine e la personalità di chi ci rappa sopra che dovrebbe vincere; son convinto, anche sentendo ciò che arriva dall’America, che non sia così netta la distinzione. Probabilmente fa gioco a molti artisti, in particolare quelli nuovi e più giovane, definirsi “trap” e identificarsi con un nuovo filone, ma è anche giusto che lo facciano perchè comunque è un sound che li può rendere più identificabili ed è comunque evidente e inevitabile che sia il sound del momento, un’influenza che sarebbe stupido ignorare. Difatti io mi sono approcciato a questo disco come nel precedente raccogliendo anche questi stimoli. Non ho voluto dire per partito preso “No trap, no 808”; la musica è un qualcosa che ti influenza a 360°, quindi se sento un pezzo di Future e mi prende bene non è che mi devo vergognare.

– Parliamo del pezzo “Operazione Nostalgia”. In questo pezzo inizi dicendo “Prima del rap c’era di più, c’era l’hip hop”poi “Prima di rappare per assomigliare a qualcuno, giuro rappavamo col piano di non assomigliare a nessuno” e nel ritornello dici “Questa nostalgia non fa più per me” e infine con “Il dolore è la benzina del motore, destinazione cambiamento”. Possiamo parlare di un cambiamento e un’evoluzione di Mistaman?

Evoluzione e cambiamento ho sempre cercato di portarli avanti nella mia musica. In questo pezzo ho cercato di catturare una tendenza soprattutto di chi segue l’hip hop da tanto tempo, che è quella di conservare, di restare attaccato al passato e dire “era tutto meglio prima, ora è tutto una merda”. Il mio è un pezzo assolutamente nostalgico nel senso che vado a recuperare certe cose del passato per dargli rispetto e onore, ma alla fine metto in chiaro il fatto che la nostalgia, se diventa l’energia principale che ci guida, è un’energia negativa. Quindi guardiamo avanti! E’ un pezzo nostalgico che in un certo senso fa un dissing alla nostalgia.

– Infatti alla fine di questo pezzo dici “Tutti vogliono qualcosa di nuovo, tutti vogliono il rap di una volta”.

Eh appunto, alla fine che cazzo volete?! (ride, ndr)

– E se leggi i commenti su internet trovi sempre chi dice “Ha cambiato lo stile, è una merda/spacca” e la stessa cosa se resti sempre lo stesso.

Esatto, ma la realtà è sempre più complessa, ci sono un sacco di fattori, variabili e influenze e tutto si compenetra. Ed è giusto che sia così perché se l’hip hop è arrivato nel 2016 è proprio perché ha ricevuto molteplici influenze e contaminazioni. E’ proprio un’evoluzione, come quella degli animali cazzo! Partendo da degli errori si è andati avanti, quindi ben venga ciò che magari al primo ascolto ci può sembrare fastidioso o strano. Magari può rivelarsi uno stimolo e se qualcuno ascoltando ciò prova piacere e sente dell’energia non è che un segnale positivo.

– Il pezzo M.I.S.T.A. 2.0. Ovviamente ci fa pensare a un seguito ideale di M.I.S.T.A.M.A.N. contenuta in Anni Senza Fine, ma con uno stile un po’ diverso.

Vero, faccio un gioco un po’ diverso. In M.I.S.T.A.M.A.N. facevo delle quartine usando sempre la stessa lettera come iniziale, qui invece faccio tutti acronimi. Forse è l’unico pezzo veramente tecnico e coi trick all’ennesimo livello presente nel disco. Penso che in questo disco ho dato più spazio ai miei pensieri e alla musicalità, nonostante penso ci sia qualche gioco tecnico comunque infilato dentro le canzoni. Poi in realtà anche un pezzo come “Lost In Translation” parte da un trick di immaginare come vengono dette le parole in altra lingua oppure “Apocalypse Yao” dove faccio rima col nome di ogni cavaliere dell’Apocalisse per otto barre. Ho voluto abbandonare un po’ il concept “iperchiuso” che spesso ti fa sacrificare qualcos’altro che è la musicalità o il trasmettere emozioni.

– Visto che hai citato Apocalypse Yao, ti chiedo se, considerando il tema di questo pezzo e che il pezzo successivo è “Non c’è domani”, hai voluto apposta creare questo concept che definirei “post-apocalittico”. E poi perchè “Realtà Aumentata”?

La mia volontà in origine per questo disco era di renderlo fruibile a tutti, non parlare di hip hop e di cose che solo alcuni potessero comprendere e infatti ho creato dei pezzi che seguono un po’ questa idea. Poi però ho seguito molto e ha preso il sopravvento anche quello che mi passava per la testa mentre scrivevo e quindi magari c’è un respiro più stretto in altri pezzi. Il fatto che il mood sia apocalittico e dark è una cosa che ho ricercato. Già dalla copertina ci sono io ma non mi si vede in faccia, come a rappresentare un rifiuto della superficialità che si vive oggi nei social network. Volevo dare voce a qualcosa di pesante visto che si vive costantemente nella leggerezza che vende e che fa affrontare tutto in modo spensierato. Ho ricercato proprio la pesantezza, come se fosse una missione di cui mi son fatto carico.
Con “Realà Aumentata” intendo la mia visione che si va a sovrapporre alla realtà e in qualche modo l’aumenta: in teoria l’artista dovrebbe vedere la realtà, filtrarla con la propria sensibilità e poi scriverla. In tutti gli artwork e le foto che ho postato su instagram ci sono queste griglie verdi che dovrebbero rappresentare la mia visione e chiave di lettura della realtà che va a sovrapporsi. Poi nell’hip hop c’è questa idea dell’essere sempre reali e quindi è un po’ un gioco di parole nel senso che io sono più reale (ride, ndr).
Poi ho giocato con l’immagine dell’occhio di Ra visto che Realtà Aumentata è appunto RA.

– Per concludere, pezzo tuo preferito del disco?

Mah, i pezzi sono tutti come dei figli, ma penso che una bella dichiarazione d’intenti sia appunto “Operazione Nostalgia”. Ma comunque è stato un periodo di gestazione lungo e quindi credo che ogni pezzo abbia il suo perché nel mosaico.

 

Francesco Gobbato & Mauro Baldini




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