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“You Get No Love” – Intervista a Yazee

“You Get No Love” – Intervista a Yazee

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Hiphopm ritorna anche questo 2018 e per inaugurare un nuovo anno di articoli, iniziamo con questa intervista a un noto beatmaker che è uscito negli ultimi momenti del 2017 con un disco che si discosta parecchio sia delle sonorità più in voga, sia dalle sonorità a cui lo stesso producer ci aveva abituati. Sto parlando di Yazee e del suo “You Get No Love”. Ce ne parla appunto lui stesso nelle righe che seguono, buona lettura!

 

– Innanzitutto vogliamo chiederti: come ti senti per l’uscita di questo tuo primo disco ufficiale di esordio? Come è stata la sua lavorazione? Che aspettative hai riguardo la sua uscita e i feedback degli ascoltatori?

Mi sento bene, è un disco dettato dal mio flusso creativo, senza seghe mentali, nel senso che non mi sono chiesto se funzionasse o meno. Sicuramente è un disco difficile da apprendere a un primo approccio: l’ascoltatore medio non è abituato a questo tipo di suono in Italia, mentre in America, Francia, Inghilterra e Australia è una realtà estremamente affermata. Nel mio Paese mancava un artista che intraprendesse questo percorso, uno che avesse il coraggio di studiarlo e farlo conoscere.

 

– Il sound di questo disco (molto orientato al soul e alla black music) è parecchio diverso rispetto ai suoni delle produzioni che abbiamo ascoltato finora, caratterizzate da un “mood” più aggressivo e hardcore. Come mai questa differenza?

Con il tempo cresci, cambi, ti metti in gioco, gli stimoli cambiano, smussi i tuoi difetti nella vita di tutti i giorni, cerchi di migliorarti per essere una persona migliore: ecco, nella musica è uguale, la voglia di superarti ti spinge a seguire altri percorsi. Tecnicamente questo genere è a un livello superiore rispetto ai beat minimali che vanno di moda, credo di essere già oltre, mi piace essere più avanti, non voglio essere troppo conforme ai canoni dettati dalle mode, questo è quello che fanno le pecore, io mi sento più un cane da pastore e l’idea di indirizzare il mio pubblico mi fa sentire bene, l’idea di essere unico mi fa sentire coraggioso e inimitabile.

 

– Le sonorità che hai utilizzato nel disco sono quanto più di diverso siamo abituati a sentire nei dischi rap più recenti. Come mai la scelta di cimentarsi con questi sound?

Appunto, se intendi nei dischi rap italiani, ok, ma come dicevo prima, per i dischi di certi Paesi esteri questa domanda non conta.

 

– Le poche collaborazioni presenti nel disco come le hai scelte?

Sono nate spontaneamente, la maggior parte erano amici, altri, invece, li ho conosciuti durante il mio percorso… Energia, artisti che energeticamente si legavano alla mia persona e ai miei gusti. Alcuni invece hanno scoperto ciò che stavo facendo, lo hanno trovato stimolante e mi hanno seguito: i simili si attraggono, è una gran fesseria che gli opposti si attraggono… quando due opposti si attraggono? Beh, quando non sono consapevoli di loro stessi.

 

– Vedendo il video del singolo “You get no love” si percepisce una sorta di “critica” al seguire la moda e ai suoni che vanno per la maggiore. Tu come vedi la scena rap/hip hop in Italia? Pensi ci sia poca originalità?

La società si sta muovendo di pari passo all’industria musicale e quando abitui le persone ad ascoltare sempre lo stesso suono, inconsciamente il loro orecchio richiede sempre gli stessi standard: è un fatto culturale, le cose in Italia pian piano stanno cambiando, grazie alle etichette indipendenti e a internet che sta disintegrando questo muro “indottrinativo” che le major italiane hanno innalzato nel tempo. I reality/talent pian piano stanno morendo perché le persone più consce del fatto che questi programmi ammazzano la creatività sono sempre di più, ed è nella natura dell’uomo annoiarsi di una cosa già sentita e vista. Ci vuole tempo, solo un altro tipo di indottrinamento porterà freschezza ma a questo ci dobbiamo pensare noi artisti.

 

– Che progetti hai in cantiere dopo questo disco? Vedremo tue produzioni in qualche disco di qualche artista prossimamente? Puoi anticiparci qualcosa?

È sempre meglio non parlare dei progetti in ballo, può succedere di tutto… quel che ti posso dire è che i miei compagni di viaggio li ritroverai sicuramente ancora sopra un mio beat.

a cura di Francesco Gobbato




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