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B-Make | Musica tra Perugia e Milano | Intervista

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Presentati per chi non dovesse conoscerti: chi è B-Make musicalmente parlando?

B-Make è quella persona a cui non piace focalizzarsi in una sola cosa o in un solo stile. A B-Make piace sperimentare, provare nuovi generi e/o suoni. Tornando in prima persona; ho fatto rap, ho fatto trap, ho unito le cose con l’elettronica fino ad arrivare all’inserimento di un pizzico di pop, ringraziando produttori come Giovaz che mi hanno sempre seguito e soprattutto capito nelle mie idee più strane.

Quali sono i pro e i contro di fare musica a Perugia? Sei molto legato alla città? Com’è la scena?

Perugia è una città strana, forse la amo proprio per questo. Nonostante è una piccola/media città riesce a darti una quantità di argomenti enorme, accade di tutto, cose belle e brutte; questo fa in modo che si riversi tutto nella musica. Direi che qua non esistono i pro e i contro, ogni singola cosa ha entrambe gli aspetti.
Per quanto riguarda la scena posso dirti che ora è più viva che mai. Sono quasi 10 anni che sono presente li, conosco praticamente tutti e con moltissimi sono in rapporti ottimi e ci sentiamo spesso; diciamo che nell’aria si respira il giusto mood.

Com’è avvenuto il passaggio agli studi MacroBeats a Milano? Com’è stato lavorare al fianco di Kiave e Gheesa?

È stata un’esperienza incredibile, bellissimo, non esistono altri modi per dirlo. Io vengo dagli studi nei garage, nelle cantine, nelle camere e nelle soffitte, arrivare a lavorare in uno studio del genere con persone che sanno quello che fanno e che soprattutto amano farlo, è una cosa che ti forma molto e che ti segna. Appena varchi la soglia del cancello senti subito odore di professionalità, capisci che non sei in un giro casuale, sei NEL GIRO. Loro sono dei ragazzi tranquillissimi, ci si lavora più che bene. Ti fanno sentire a casa.
Tutto questo è capitato grazie a Chiskee, fondatore della Bounce Records, che non finirò mai di ringraziare per quello che sta facendo per me. In pochi mesi mi ha fatto raggiungere dei traguardi incredibili, personali e non, lui ed ovviamente tutto il nostro team che lavora da dietro le quinte.

Nell’epoca del digitale hai voluto pubblicizzare il tuo nuovo singolo “Non lo so com’è con te” letteralmente cospargendo la tua città di adesivi e manifesti: come mai questa scelta?

Perché è una cosa che arriva a chiunque. Chi va a scuola, chi va al lavoro, chi gira per caso, chi passeggia, chi corre, TUTTI vedono i cartelloni pubblicitari nelle principali strade, tutti notano gli adesivi ed i flayer al bar, nelle fermate dei pullman e via dicendo. Anche il digitale, ovviamente, ma è più macchinoso, puoi fare le promo che vuoi, ma se i tuoi interessi all’interno del social non sono quelli miei e non rispecchiano quello che voglio mostrarti, il tutto rimane in un piccolo giro e a livello locale. Detto con un po’ di spocchia, credo che la promo che abbiamo creato sia stata una bomba. Nella mia città, nel mio genere a livello musicale, nessuno l’aveva mai fatto e nessuno si era ritrovato in un cartellone 6×3. Come diciamo noi, è stata proprio una HIT.

Come sta andando il singolo? Stai già pensando alla prossima uscita? Magari un album?

Il singolo sta andando bene, vedo molto riscontro ai live, che alla fine quelli contano e posso dirti che non me lo aspettavo così alto. Per un album ancora aspetto un po’, non credo sia il momento, ma siamo pieni di idee e siamo al lavoro a nuove uscite.

Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro? Perché?

Dipende cosa intendi. Se intendi a livelli inarrivabili ti dico Drake e Hopsin, nonostante sono molto diversi rispecchiano molto quello che sono io in primis. A livello nazionale ti direi Marracash o Frah Quintale; il primo perché lo stimo da sempre, ha una capacità di scrittura che qua non ha nessuno, ti dice una cosa ma in realtà te ne sta dicendo altre 3 o 4 insieme; il secondo invece perché è freschissimo, sta proprio al passo coi tempi. Frah Quintale è l’artista del momento, ci sto proprio in fissa.

Che cosa pensi di questo periodo dove la trap è sempre più protagonista?

Intanto ti dico che a me piace moltissimo, come ho già detto prima, non mi lego mai ad un singolo genere, a me piace solo la musica fatta bene, qualunque essa sia; comunque penso che sia un bene e un male allo stesso tempo. Bene perché ha sconvolto un po’ il gioco, ora è il momento trap, ma è anche un male. Come ogni cosa che diventa virale, diventa moda. Chi fa le cose per moda tante volte le fa male, ma alla fine credo che il gioco farà una sorta di selezione naturale. Prima tutti dj’s, poi tutti fotografi, poi tutti rapper, ora tutti trapper. Vediamo tra un anno o due cosa viene fuori, io intanto proseguo per la mia via, un po’ al di fuori!

Intervista  a cura di Laura Since

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