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Ghile ci parla del suo prossimo disco – Intervista

Ghile ci parla del suo prossimo disco – Intervista

Ghile è un artista facente parte del collettivo Flus Music di Amill Leonardo che, dopo un periodo di 8 anni trascorsi a Londra, è tornato in Italia e si appresta a far uscire un suo progetto solista interamente prodotto da Andry The Hitmaker. Ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda al riguardo.

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1) Innanzitutto come hai iniziato a fare musica? Come è nata l’amicizia/collaborazione con Amill Leonardo e la conseguente entrata in Flus Music?
Ho iniziato scrivendo. Ancora prima di registrare canzoni, da ragazzino scrivevo per i fatti miei, senza strumentali, senza rime. Anche se già cercavo musicalità nel mettere insieme le parole. Menzionerò sempre la West Coast come influenza principale nel mio desiderio di fare rap. Volevo essere come Snoop, poi crescendo ho capito che dovevo costruirmi un mio stile e ho puntato molto sull’autenticità per non cadere in paragoni: ‘Non essere il secondo di nessuno, ma il primo di te stesso’ è come la penso io. Riguardo ad Amill, entrambi siamo curati artisticamente da Biggie, che è il nostro manager. Anche se ancor prima di un manager, Biggie è per me è un fratello da una vita. Comunque, mentre Biggie mi curava il lavoro, proprio all’inizio del nostro percorso, un anno fa, anche Amill gli ha proposto di fargli manager e da lì abbiamo iniziato a frequentarci sempre più spesso fino a collaborare. Loro due si erano conosciuti da poco tramite amicizie in comune. Flus Music era il collettivo di Amill e Aziz, io mi sono aggiunto per ultimo. Da poco è anche diventata un’etichetta musicale indipendente a tutti gli effetti.

 

 

2) Sei stato 8 anni a Londra e ora sei tornato in Italia per lavorare alla tua musica. Questo periodo londinese ha influito sulla tua musica in qualche modo?
Più che influito mi ha arricchito. Londra mi ha avvicinato a nuovi generi musicali, come il funky house che, appena mi ero trasferito lì, andava molto. Oltre che a introdurmi al british hip hop che ha tante sfumature come il garage e il grime. Non ti dico che mi sono innamorato del genere, anche se ci sono tanti pezzi UK che mi ascolto con piacere. Però una cosa che rispetto molto degli inglesi è che sono riusciti a prendere il rap statunitense e rifarci un loro suono ed è una mancanza che l’Italia invece ha sempre sofferto. Qui il rap è spesso stato un rifacimento della musica degli altri, americani in primis. E forse anche per questo ci ha messo un sacco a esplodere. L’hip hop è sì una cultura, ed è importante sia protetto nella sua autenticità, ma è tanto importante, secondo me, che la sua attitudine sia riadattata a seconda dei modi di fare locali.

 

 

3) Il tuo disco sarà totalmente prodotto da Andry The Hitmaker. Come è nata questa collaborazione?
Da una nostra proposta. Trovavo Andry molto fresco nel suono e la mia intenzione era quella di uscire con un lavoro tutto prodotto da un’unica persona. Primo perché si velocizzavano i tempi ma soprattutto perché cercavo un’intimità e coerenza nel progetto che solo lavorando con una persona potevo trovare. Ci siamo messi in contatto con lui e il suo team, la volontá da entrambe le parti c’era e cosi è partito tutto.

 

 

4) Cosa dobbiamo aspettarci da questo disco? Puoi anticiparci qualcosa?
Diversità nei brani per quanto riguarda il suono e le tematiche, tra pezzi melodici e altri più forti. L’intenzione è stata quella di produrre un lavoro da poter suonare interamente ai live, dal momento che non ho ancora un ampio catalogo con il quale esibirmi. Ogni traccia è quindi un potenziale singolo, a differenza del classico album dove ai singoli si aggiungono brani meno ‘radio friendly’. Che poi questi ultimi sono i miei preferiti, però mi era necessario fare un altro tipo di lavoro.

a cura di Francesco Gobbato




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