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Lazza ci parla di “Zzala” – Intervista

Lazza ci parla di “Zzala” – Intervista

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“Zzala” è il primo disco ufficiale di Lazza, concepito assieme a 333 Mob ed è sicuramente tra i lavori più interessanti dell’anno.
HiphopMN ha quindi deciso di cogliere la palla al balzo e parlare un po’ con lui di questa sua fatica e di altre curiosità sul suo futuro e i suoi progetti. Buona lettura!

Zzala è appunto il tuo primo disco ufficiale. Come ti senti ora che è uscito? Che aspettative avevi? Sei soddisfatto?

Sono molto soddisfatto. Aspettative non ne avevo nessuna; credo che farsi aspettative sia sbagliato, perché se poi non si avverano le cose che avevi in testa ci rimani male. Non sono rilassato perché comunque stiamo lavorando un sacco per questo disco, lo stiamo portando in giro e abbiamo moltissime date.

In “Ouverture”, la prima traccia del disco, c’è una barra che mi ha colpito: “Non ho mai parlato di me, è che non volevo spaventarvi”. Difatti questo lavoro è più personale e introspettivo rispetto ai precedenti mixtape. In questo disco quindi senti di aver detto tutto di te?

Diciamo che abbiamo alzato un po’ l’asticella (ride, ndr). Diciamo che nel disco ho approfondito l’ultimo mio periodo dall’anno scorso a quando ho iniziato a scrivere il disco, che non è stato proprio un periodo bellissimo. Poi ho preso comunque qualche spunto qua e là di esperienze mie personali passate, ma sicuramente non credo di aver detto tutto e avrò altro da dire.

Questo disco è concepito assieme a 333Mob, Low Kidd e Dj Slait. Come sei passato a collaborare con loro lasciando la Blocco Recordz? Come è avvenuto questo “abbandono”? E come ti trovi a lavorare con loro?

Non è stata una sorta di abbandono, è stata più una presa di spazio, mettiamola così. Io mi sono staccato dicendo “Ragazzi io ho bisogno di gestirmi le mie cose da solo, ho bisogno dei miei ritmi per fare le cose come vanno fatte”, cosa che lì per ragioni di tempo e di gente da gestire non si riusciva. In seguito poi mi sono ritrovato a lavorare qua; Low Kidd già lo conoscevo molto bene sia a livello personale che lavorativo: a livello personale è una grandissima persona, a livello lavorativo per me lui è il più forte di tutti. Ignazio (Dj Slait, ndr) non lo conoscevo bene, ci eravamo beccati in diverse situazioni ma non c’era la confidenza che invece abbiamo oggi. Anche lui si è rivelato una persona fantastica a livello personale ed è veramente bravo a organizzare il lavoro. Ecco, lui è una persona che è in grado di farsi delle aspettative perché sa già come vanno le cose; io quando ho visto i primi risultati forti come le milioni di views su YouTube che prima d’ora non avevo mai fatto oppure il tour organizzato, sono andato da Ignazio a dirgli “Oh ma hai visto che roba?!” e lui mi ha fatto “Embè? Pare che solo tu non lo sapessi!”. Per lui era la normalità, già sapeva.

 

Se ti chiedessi qual è il pezzo del disco a cui sei più affezionato e/o che senti più tuo? Anche se immagino saranno tutti quanti.

Me l’hanno già fatta sta domanda. Ho lavorato in modo da non poter rispondere. Son tutti pezzi a cui son molto legato, ognuno in modo diverso chiaramente. Mi piacciono tutti a loro modo. Se dovessi parlarti di quello che caratterizza più me ti direi “Ouverture” perché c’è un po’ tutto là dentro: c’è il fatto che sono pianista, c’è un po’ della mia vita, c’è il fatto di fare il tamarro alla fine e tutto ciò che mi caratterizza di più.

 

Prima dell’uscita del disco hai rilasciato diversi pezzi su YouTube e mi riferisco in particolare a quelli che non sono poi stati inclusi nel disco, tra tutti in particolare “Fuego”. Come mai non li hai inseriti? Li vedremo in qualche progetto futuro?

“Fuego” alla fine è solo strofa + ritornello. Non li ho inclusi perchè son serviti sì a creare interesse, ma non li ho ritenuti a un livello tale da includerli nel disco. Non escludo la possibilità che in futuro ci sarà un progetto dove saranno contenuti dentro. Non so eh, è tutto un punto di domanda gigante. Boh, vedremo.

 

Oltre che rapper, te ti cimenti anche nelle produzioni: ci sono tuoi beats tipo nel disco nuovo di Nerone, uno co-prodotto con Jack The Smoker nel disco di Dani Faiv, uno in Mitridate di Axos ecc. Vedremo in futuro più produzioni tue in giro o magari un progetto tuo interamente prodotto da te?

Nel disco di Dani Faiv il lavoro è tutto di Jack, io gli ho solo arrangiato due cose e svoltato un po’ la melodia. Per il resto… perché no?! Magari un domani… In realtà già “Zzala” è molto lavorato insieme: se devo dirla metaforicamente ci abbiamo lavorato tre mani Kidd e una io, dire quattro mani è esagerato. Però molte delle idee son partite da me, magari io abbozzavo una cosa, mettevo giù tutti i suoni che c’erano da mettere secondo me, dal rullante alla cassa, al basso, ai piatti, a magari il girettino principale del beat e poi Kidd lo sviluppava, li cambiava un suono piuttosto che un altro, lo accelerava o lo rallentava ecc.
Insomma c’è stato un bel lavoro dietro e mi sento già partecipe a livello della produzione di sto disco sicuramente. Magari un domani può essere che succederà. Sicuramente oggi un disco intero non me lo accollo perché non mi sento ancora a quel livello: sarebbe come fare un downgrading. Cioè ora sono uscito con un disco dove c’è la mano di Low Kidd che, nonostante io abbia studiato musica e magari nella teoria io ne so più di lui, è molto bravo ed è pure ingegnere del suono e sa come far suonare le cose. Perciò se ora uscissi con un disco dove non c’è la supervisione di Kidd sarebbe un passo indietro secondo me.

 

Per concludere, la scena rap negli ultimi anni ha subito un cambiamento enorme, uno svecchiamento possiamo dire. C’è stato un ricambio generazionale enorme. Te che fai parte di questo come lo vedi questo fenomeno e come vivi il rapporto con magari i veterani della scena che son qui da prima?

Guarda, innanzitutto il ricambio generazionale che c’è stato è incredibile! Veramente stiamo arrivando pian piano a fare quello che ci ascoltavamo da ragazzini. Io me lo son fatto mille volte il viaggio che mi ascoltavo il pezzo di qualcuno e dicevo “Cazzo anche io un domani voglio fare questo”. Per quanto riguarda il rapporto con chi c’è da prima, io ho avuto modo di conoscere un po’ di gente non di questa generazione di rapper che hanno una mentalità molto aperta. Capiscono che stiamo cercando di portare   avanti qualcosa che hanno iniziato già loro. Non mi trovo invece d’accordo con chi ha la mentalità chiusa e dicono “Questo non si fa! Quello nemmeno” e bisogna quindi fare le cose sempre nella stessa maniera, ma così purtroppo non ci evolveremo mai. Già questa è una cultura che abbiamo preso in prestito per quanto mi riguarda, dobbiamo quindi cercare di evolverci il più possibile. Per fortuna o purtroppo non sono più gli anni ’90 se no andrebbe ancora la musica di quel tempo. Ci si evolve, ci sono influenze di mezzo e si cerca di prendere più spunti possibili.

Francesco Gobbato




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