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Uzi Junker – Underrated (Recensione)

La Sardegna è senza dubbio un posto meraviglioso, però non sto parlando del mare… sto parlando di HipHop.
Il panorama dell’isola desiderosa di distinguersi dal resto della penisola è senza dubbio uno dei più vivi, talentuosi ed attivi sovrastando i curricula di altrettante regioni che vantano Mc validissimi, sia a livello nazionale che locale. All’interno dunque di una fiorente attività di mcing a spiccare è la crew Parabellum, un collettivo che calca la scena da ormai parecchi anni, vanta mc ottimi, producers anche migliori, voglia e fotta da vendere ed amicizie che portano a collaborazioni di altissimo livello.
Non accorgersi dell’importanza del fenomeno Parabellum diventa quasi grave al giorno d’oggi, ma di chi stiamo parlando?! Lil’ Pin, Mistacabo, DJ Yodha, il grossissimo e rispettatissimo producer Kennedy ed il membro più conosciuto: Uzi Junker.
E’ di lui che si parlerà, o meglio del suo mixtape: Underrated. Dopo qualche mixtape e l’ultimo album ufficiale “Amore e rabbia” dunque JU ci regala questo mixtape dal titola già inequivocabile.

Ma parliamo effettivamente di un “underrated” ?
La copertina raffigura l’mc sardo su un trono, messaggio altrettanto indiscutibile: non mancheranno riferimenti del genere nei testi. La tracklist è corposa: troviamo 20 tracce con produzione inedite ed un buon numero di featuring, alcuni validissimi altri meno, alcuni scontati altri un po’ più “da scoprire”.

Il mode che prosegue per tutto il disco è quello del classico mixtape: le tematiche vanno dall’autocelebrazione molto molto ostentata di cui Lil’ Pin è davvero il top in Italia, al conscious spicciolo ma lucido. Quello che ci viene presentato è probabilmente un prodotto che possiamo definire al passo coi tempi, l’uso o meglio, l’abuso dell’ extrabeat è un modo di calcare l’onda di successo di questa tecnica lirica molto diffusa negli ultimi tempi che potrà colpire un orecchio magari ancora un po’ immaturo ed abituato al sound degli ultimi anni ma che alla lunga farà storcere il naso prima a questi e poi soprattutto a chi segue l’ambiente rap da più anni e apprezza solitamente liricismi più tradizionali.

Il rapper cagliaritano ci propone buone prestazioni, un po’ monotone e sicuramente non innovative ma più che efficaci nell’ambito in cui si presentano. Per quanto concerne gli “accompagnatori lirici” sarebbe complesso, lungo e forse un po’ noioso parlare di ognuno di questi, è tuttavia necessario levare il cappello di fronte alla prestazione di ogni rapper sardo sul disco soprattutto Pakos, ormai un fattore da tenere in considerazione per il discorso inerente ai ritornelli.
Piacevole il consueto flow rallentato di Killa Cali, solito alto livello per Nex Cassel ed il trittico Capstan, Asher Kuno, Paskaman. Personalmente un po’ incolore la prestazione di Jack the smoker nella traccia “Wasaby”, il fumatore non incide come di consueto secondo il mio modesto parere, piccolo plauso a Gemitaiz che in questo tipo di prestazione sa il fatto suo, il problema è che poi non ci sono solo i mixtape nella carriera di un artista…
Non molto da dire sulle produzioni: Kennedy è tra i migliori 4-5 produttori d’Italia ora come ora e non ce lo fa dimenticare, da apprezzare anche PK e Retraz, da poco uscito con un suo album personale oltretutto.
Le singole tracce che vanno menzionate a mio avviso sono “Dream team” pezzo da mixtape per eccellenza che macchiandosi di accento sardo al 101% fa un bel botto come introduzione, “Le scelte che facciamo” picco di liricità coadiuvato da una tematica trita e ritrita ma comunque importante da ascoltare e valutare, già citate le grandi prestazioni di Cassel e Pakos che si coniugano in “Non sono come voi”, traccia col ritornello migliore del disco. A chiudere il disco è “La vittoria più grande che ho” che ci fa conoscere il rapporto anche di Junkana con la musica hip-hop, sempre protagonista di relazioni forti e profonde con i suoi ascoltatori, innamorati cronici quali siamo.

Per chiudere, questa prova di Uzi Junker è decisamente superata: un altro mixtape che esegue discretamente il suo compito, ci diletta per il suo tempo ed inevitabilmente presto sarà sostituito da un mixtape altrettanto valido che saprà prenderci e farci godere altri 40-50 minuti di buona musica, almeno per come la reputa chi è definito “rappuso” al giorno d’oggi.
Il canonico mixtape… il canonico buon mixtape comunque.

Voto: 7- / 10

Michele Garribba “King”.

 




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